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Dostoevskij un pensatore contemporaneo

Forse non tutti amano il ciclo della letteratura russa, grandi libri pieni di pensieri e concetti che non fanno di loro una semplice lettura prima di addormentarsi la sera.

Ma per la piccola fetta che apprezza questo filone sicuramente non potrà non apprezzare Fedor Dostoevskij, forse, insieme a Tolstoij, gli unici veri rappresentanti di un genere di scrittura che a oggi nessun altro è riuscito a equiparare.

Si amano o si odiano; si amano perchè i loro romanzi riescono a entrare nel cuore delle persone, si amano perchè le loro trame non si basano su una story teller lineare, ma perchè tutto gira intorno all’introspezione dei personaggi, protagonisti diversissimi l’uno dall’altro che riescono a entrare nella testa di coloro che li leggono e che si immedesimano nei problemi, negli amori e nelle ansie che vengono rappresentati.

Non si legge Dostoevskij se si aspetta il lieto fine, se si aspettano i colpi di scena tipici di ogni buon romanzo, in quel caso non è la lettura che fa per voi; si legge se si vuole entrare nell’animo umano, se si vuole cercare di capire come funziona il mondo nella testa di individui tanto diversi ma uniti nei loro destini.

Si legge Dostoevskij se si vuole filosofeggiare, perché per lui le personalità umane sono un mistero che si deve provare a svelare.

Lui vede nel volto dell’uomo una segreta e divina interiorità che traspare in rari momenti sul volto fisico. Vede nella vita di tutti i giorni la completa spersonalizzazione della vita divina e vede nell’arte l’unico rimedio per fuggire e osservare il vero volto del mondo. Tutto ciò che accade nella vita di questi personaggi non ha cause sociali, ma unicamente interiori che sfociano nella nevrosi.

Lo spazio e il tempo perdono il controllo, il mondo esteriore e fisico viene vissuto per Dostoevkij solo quando l’uomo lo vive come la rappresentazione della sua vita, della sua sofferenza e della sua disperazione; usa spazi piccoli, affollati in cui l’ambiente si carica di emozioni labili e sempre sull’orlo di un collasso.

Anche il tempo vive la stessa sorte, anche se i personaggi creati non fanno altro che perder tempo, tutto si svolge con ritmo rapido e incalzante, gli eventi si susseguono, le idee cambiano e il mondo si trasforma: una visione della vita interiore che non dorme mai, che si presta a nuovi problemi e cerca disperatamente di risolvere quelli vecchi.

Il problema maggiore dei personaggi dostoevskijani non è riuscire a vivere con gli altri, ma è riuscire a sopravvivere con se stessi nella società che li rinchiude in quel loro piccolo universo isolato.

In queste parole,viene espresso il sentimento umano che sta alla base della società contemporanea, in cui l’alienazione diviene la protagonista nella vita di ogni uomo che cerca incessantemente delle scuse e si rinchiude in vizi e bisogni inutili per trovare una via di fuga al mondo che lo circonda.

E non è forse questo il dramma dell’uomo contemporaneo?

 

 

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