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Douglas Adams l’autostoppista galattico

Oggi è il 61° anniversario dalla nascita dello scrittore Douglas Adams divenuto famoso per il long seller di fantascienza “Guida galattica per gli autostoppisti” e Google lo festeggia con un Doodle dedicato a lui che riporta la guida animata e il simpatico Marvin (nel libro è un robot depresso arrabbiato con la galassia intera) che sbuca da una porta animata.

guida galattica per gli autostoppisti

“La risposta a tutto è 42″: questa frase ormai è divenuta un modo di dire in voga tra i Geek ma non solo, tanto che sono numerose le citazioni di film o gruppi musicali riferite al libro e in particolare al numero 42.

“La guida galattica per gli autostoppisti” è un libro divertente, si legge in fretta e non appesantisce, ma nel contempo riesce a toccare qualche domanda filosofica che ovviamente non trova risposta. Primo libro di una serie in cui i protagonisti rimangono gli esilaranti Arthur Dent e Ford Perfect in giro per la galassia, alla ricerca di nuove avventure fuori dal normale.

Di seguito trascrivo una parte della prefazione: o lo amerete o lo odierete, a mio avviso queste poche righe bastano per capirlo

Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. Ad orbitare intorno ad esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianete verdeazzurro, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione.
Questo pianeta ha, o meglio aveva, un fondamentale problema: la maggior parte dei suoi abitanti era afflitta da una quasi costante infelicità. Per risolvere il problema di questa infelicità furono suggerite varie proposte, ma queste perlopiù concernevano lo scambio continuo di pezzetti di carta verde, un fatto indubbiamente strano, visto che a essere infelici non erano i pezzetti di carta verde, ma gli abitanti del pianeta. E così il problema restava inalterato: quasi tutti si sentivano tristi e infelici, perfino quelli che avevano gli orologi digitali.

Erano sempre di più quelli che pensavano ch fosse stato un grosso errore smettere di essere scimmie e abbandonare gli alberi. E c’erano alcuni che arrivavano a pensare che fosse stato un errore perfino emigrare nella foresta, e che in realtà gli antenati sarebbero dovuti rimanere negli oceani.

E poi, un certo giovedì, quasi duemila anni dopo che un uomo era stato inchiodato a un palo per aver detto che sarebbe stato molto bello cambiare il modo di vivere e cominciare a volersi bene gli uni con gli altri, una ragazza seduta da sola a un piccolo caffè di Rickmanswoth capì d’un tratto cos’era che per tutto quel tempo non era andato per il verso giusto, e finalmente comprese in che modo il mondo sarebbe potuto diventare un luogo di felicità. Questa volta la soluzione era quella giusta, non poteva non funzionare, e nessuno sarebbe stato inchiodato ad alcunché. Purtroppo però, prima che la ragazza riuscisse a raggiungere un telefono per comunicare a qualcuno la sua idea, successe una stupida quanto terribile catastrofe, e di quell’ide non si seppe più nulla.

Questa non è la storia della ragazza.

La vostra opinione?

 

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