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La volontà come rappresentazione

Moriva il 21 settembre del 1860 il filosofo Arthur Shopenauer, tra i più noti e importanti del XIX secolo.

Allievo di Shulze e Fichte, amico di Schelling ed Hegel, la filosofia di Shopenauer pone le basi sul pessimismo, un pessimismo che avrà il potere di influenzare grandi filosofi come Friedrich Nietzsche.

Il suo pensiero oscilla tra la negatività della vita e l’illusione dell’uomo. Una filosofia del forse (ricordiamo Cartesio come altro grande esponente del dubbio insito nella vita umana) in cui l’essere umano è spinto perennemente da impulsi vitali, quegli stessi impulsi che trasformano il pessimismo nella volontà di vivere.

Per Shopenauer noi viviamo in un mondo illusorio, la realtà è coperta dal velo di Maya, che solo tramite l’ascesi è possibile annullare, per arrivare a vedere la vera esistenza, il così detto Noumeno che già Kant citava.

Ma esistiamo davvero come illusione, siamo davvero un cervello in una vasca?

Certo è indubbio che i problemi dell’uomo sono la causa del motore stesso della vita. Un’esistenza senza ansie, senza dolori e preoccupazioni porterebbe lentamente a uno stato di noia e apatia. Tutti abbiamo e sentiamo il bisogno di avere la mente occupata, di dover risolvere i propri enigmi, di trovarci di fronte a una scelta.

«Ad eccezione dell’uomo, nessun essere si meraviglia della propria esistenza… La meraviglia filosofica … è viceversa condizionata da un più elevato sviluppo dell’intelligenza individuale: tale condizione però non è certamente l’unica, ma è invece la cognizione della morte, insieme con la vista del dolore e della miseria della vita, che ha senza dubbio dato l’impulso più forte alla riflessione filosofica e alle spiegazioni metafisiche del mondo. Se la nostra vita fosse senza fine e senza dolore, a nessuno forse verrebbe in mente di domandarsi perché il mondo esista e perché sia fatto proprio così, ma tutto ciò sarebbe ovvio.»

Non è forse questo il succo del libero arbitrio? Trovarsi sempre in bilico tra ciò che è giusto e sbagliato, sapere che la propria scelta potrebbe avere anche dei riscontri negativi, non avere mai la certezza di quel che sarà domani. Eppure sono proprio questi i tasselli del puzzle che danno un senso a questa vita.

D’altronde lo Ying e lo Yang non avrebbero senso di essere se uno dei due venisse a mancare, tutto il senso dell’esistenza si riduce nell’equilibrio tra il bene e il male.

Non convenite con questo?

 

 

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