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L’alienazione del genere umano contemporaneo

L’alienazione è un tema delicato, una prigione dell’uomo che si lascia trascinare dagli eventi. Il paradosso di una società che vive nell’eccesso, ma che continua a volere oltrepassare i limiti. Ho intenzione di dedicare ampio spazio a questo argomento, forse un po’ sottovalutato da tutti noi.

Ad analisi attenta possiamo osservare che la maggior parte delle cose che ci circondano ci portano inevitabilmente a uno status di alienazione, le nostre vite scorrono veloci, la maggior parte delle volte non ci rendiamo conto di quanto in fretta si susseguano gli eventi. E non sempre riusciamo a stare al passo con loro.

Siamo davvero sicuri che le tecnologie odierne siano solo utili? Siamo riusciti a fare un grande salto in avanti e le nostre vite sono sicuramente facilitate da tutti i comfort e gli agi che ci circondano. Eppure c’è un lato negativo della medaglia: laddove i nostri mezzi siano in continua evoluzione, dall’altra parte ci stiamo dimenticando lentamente di altri piccoli gesti, cose che forse, non erano così negative nelle nostre vite.

Smartphone, tablet, pc sempre più piccoli: riusciamo a portarci la tecnologia nel taschino, a essere connessi a internet 24 su 24; abbiamo a disposizione le informazioni al secondo, siamo collegati con il resto del mondo ovunque e comunque. Indubbiamente un grande passo rispetto al passato, eppure tutta questa tecnologia davvero è solo positiva?

Ci stiamo trasformando, ci stiamo abituando a uno stile di vita sempre più 2.0. Se fino a 20 anni fa le persone potevano fare tranquillamente a meno del  cellulare, temo che a oggi ci sentiremmo persi senza una connessione internet a portata di mano. Ad attenta riflessione è un tema che spaventa, non tanto per quello che siamo diventati oggi, ma per quello che potremmo diventare domani.

A ogni modo se oggi la nostra alienazione maggiore può essere ritrovata nel web 2.0 e nelle tecnologie, l’architettura ha avuto un ruolo predominante per molti anni.

Ricordiamo in questo Marc augè che ha condotto uno studio interessante sui “Non luoghi”

Di cosa si tratta?

Augè stesso li presenta come “uno spazio che non può definirsi né identitario né storico, luoghi che non integrano in sé nessun segno di antichità”. Spiegata in parole semplici il non luogo è uno spazio costruito per un bene specifico, ma che elimina completamente la relazione tra individui. Grandi centri commerciali, autostrade, aeroporti, sono tutti non luoghi in cui migliaia di persone si incrociano senza intraprendere nessuna relazione. Tutti vi transitano, nessuno vi abita.

I non luoghi sono universali: possiamo avere la certezza di trovare lo stesso negozio o la stessa struttura di aeroporto in quasi tutto il mondo, il che li rende un punto di riferimento per lo straniero che viaggia. Sono costruzioni spinte dall’epoca della surmodernità, in cui il ritmo della vita diventa sempre più frenetico, in cui le persone perdono di vista le attrattive sociali, in cambio di un materialismo sempre più assillante e convulsivo.

La tecnica sta capovolgendo le abitudini e i piaceri della massa, tempo e spazio sono diventati una nuova forma di guadagno. Le costruzioni sono anonime, senza storia, trasmettono un sentimento di estraneità; la memoria viene completamente neutralizzata per far spazio all’oblio.

L’utopia della grande metropoli che avrebbe dovuto migliorare la vita dei suoi cittadini si è rivelata essere una distopia, in cui l’uomo diventa prigioniero delle abitudini, dei ritmi, trasformandosi da cittadino emancipato a cittadino in gabbia.

In questo altro grande maestro è stato Ballard, che con i sui romanzi ha voluto descrivere una società immaginaria, una visione cruda di un mondo che partecipa attivamente alla disgregazione dell’essere, partendo dai mezzi tecnologici che possiede.

Una visione forse un po’ estrema, ma sicuramente illuminante per l’argomento in questione.

La libertà si sta trasformando in un concetto nuovo:  forse non la vogliamo più nella sua interezza? 

Work in progress, il ragionamento continua….

 

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2 Responses to “L’alienazione del genere umano contemporaneo”

  1. Maria
    dicembre 18, 2012 at 12:22 pm #

    sei stato grande.
    è da un pò di giorni che penso ad un progetto sull’alienazione procurata da questo progresso.la tecnologia. individualismo e solitudine, pochezza interiore. nascono poche idee perchè i giovani di oggi non hanno gli giusti stimoli per esprimersi.. ci chiudiamo. e siamo noi a sceglierlo senza consapevolezza.

    • urbantweet
      dicembre 19, 2012 at 12:43 am #

      Grazie Maria.
      Il tema è molto delicato, possiamo trovare dei pro e dei contro in ogni virgola di questo ragionamento, tuttavia continuo a pensare che se siamo riusciti ad abbattere le barriere spaziali grazie all’uso dei mezzi tecnologici, dall’altra parte l’animo umano un po’ ne abbia risentito. La creatività, gli stimoli, nascono dalle piccole cose, tutta la vita ruota intorno all’assioma del “quando meno te lo aspetti”. Bisogna capire se non sia una visione in via d’estinzione. Prossimamente ritornerò sull’argomento a ogni modo :)

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